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iPhone contro Android! Thx to www.androidiani.com
Pubblico il post del “ritorno” complice una fastidiosa influenza coadiuvata da quello che prometteva essere un ottimo thriller: “Il simbolo perduto”.
Arrivando a pagina 261 ed avendo (che delusione!) in gran parte già scoperto l’intero meccanismo che faceva “girare” l’ultimo libro di Dan Brown, ho ceduto alle lusinghe degli amici che reclamavano un ritorno ai post “tecnologici” in materia di smartphone; a proposito, un ringraziamento a Paolo, amico ed assiduo lettore del blog.
Per inciso: non scriverò recensioni del libro e l’assassino è il commissario. (Scherzo! Ma fatemi sapere a che pagina lo scoprite…).
Recentemente mi è stato fornito in uso come utenza aziendale un iPhone 3g s con un firmware nuovo fiammante e quale occasione migliore dunque per fare un confronto tra i due dispositivi?
Ottobre è stato il mese dell’aggiornamento di Android denominato Donut; tra gli elementi migliorativi che ho apprezzato di più, emerge senz’altro l’aumentata velocità di prestazione del sistema (che a mio parere rimane però il vulnus di questo OS) e l’ottimizzazione del sistema dell’Android Market.
Manca a mio parere (ma penso arriverà con i prossimi upgrade del sistema) una funzione di ricerca a 360° più simile a quella che si trova oggi sull’iPhone che comprende una ricerca tra l’altro nei contatti e nel calendario.
Si sente però già parlare di un successivo aggiornamento denominato, tanto per rimanere in tema di dolci: Eclair (da misya.info: Gli èclair sono pasticcini di pasta choux, riempiti di crema e glassati).
Esso rappresenterebbe uno degli upgrade più importanti (non a caso è la versione 2.0) traghettando l’Android anche verso un market più aziendale. Tra le caratteristiche più importanti compaiono:
- Supporto a Microsoft Exchange
- Supporto al multitouch (attacco verso il mondo Apple?)
- Nuove icone
- Supporto per più risoluzioni video
- Nuovo browser
- Miglioramento nelle Google Maps
- miglioramento nelle funzionalità della fotocamera
- miglioramento della tastiera virtuale
- miglioramento del Bluetooth
- Una nuova barra degli urls per il browser
- Un widget di Youtube (more social!)
- Nuove funzionalità per i contatti
Dal canto suo l’iPhone non sta a guardare e devo dire che dai primi dispositivi sono stati fatti dei miglioramenti notevoli.
Rilevo con piacere che:
- è presente oramai una integrazione al 100% con il mondo della grande G (calendario, contatti e posta funzionano alla grande)
- funzione di ricerca efficace ed efficiente
- velocità nelle esecuzioni delle apps
- velocità nell’accensione del dispositivo
- interfaccia telefonica pressochè perfetta
- integrazione col mondo social ottima
- app store migliorato e presenza di una funzione Genius che propone applicativi in base a quelli già prescelti ed installati
Le key words sono dunque: velocità e facilità. Questo mi piace veramente un sacco dell’iPhone.
Ma come utente aziendale devo fare altre considerazioni che mi allontanano dal mondo Apple.
La mia personalissima Black list:
- Gestione non ottimale con Gmail
Per chi come me ha centralizzato tutti gli account su Gmail, diventa imprescindibile lavorare con i filtri e le labels che Google offre. Android in questo è cintura nera! L’iPhone infatti non offre a livello di grafica e organizzazione la stessa modularità nella gestione della posta e, ripeto per chi la usa per lavoro, inizia a diventare un neo non da poco.
- Uso della batteria! Anche qui, facendo un paragone con il mio HTC G1, con gli stessi tipi di utilizzi, l’iPhone non convince. La batteria del mio telefonino Android dura il doppio rispetto al cellulare targato Apple. Praticamente siete sempre costretti a viaggiare con cavo e caricatore. Problemi dunque di ingombro e peso.
- Accessori. Mi permetto di evidenziare questo elemento a mio parere scandaloso. Ho sempre utilizzato come mp3 player i dispositivi Apple, dalla classica “mattonella” all’Ipod touch. Ho sempre avuto modo di apprezzare l’interscambiabilità dei vari accessori. Oggi con l’iPhone no e, cercherò di spiegarmi meglio.
Utilizzavo scambiando i vari player, una presa da auto per carica batterie con USB e una base (tipo radiosveglia) che permetteva di ricaricare i dispositivi ed utilizzarli come sveglia. Similarmente in auto ho una centralina che mi permetteva il collegamento all’autoradio dell’Ipod di turno, ricaricandolo.
Con l’iPhone no. Appare un avviso che gentilmente ci informa che l’accessorio non è originale.
- Apps in background.
A differenza dell’Android, per gli iPhone non è possibile far girare in background le applicazioni e non è possibile utilizzare le schermate a guisa di desktop come l’OS di Google ci ha abituato.
Solo un programma alla volta dunque, con l’esclusione (ovvia) del telefono e dell’interfaccia mail e messaggi.
Per quanto riguarda l’Android, l’unico neo rimane la lentezza nel boot iniziale e la poca reattività dell’interfaccia telefonica. Molto dipende dalle apps installate ma non si può non installare i software disponibili nel market, che ad oggi hanno una varietà (ed una gratuità) non comune.
La mia scelta, per un uso misto professionale e privato, rimane sempre l’Android, nonostante, lo confesso, la velocità e la reattività del dispositivo mi ha affascinato non poco.
A voi i commenti!

Immagine tratta da http://gadgets.boingboing.net
Sono ormai passati quasi cinque mesi dal giorno in cui ho iniziato ad utilizzare uno smartphone Android based. E’ tempo dunque di bilanci nelle vesti non dell’entusiasta che ha appena avidamente spacchettato la confezione per la prima volta ma nel ruolo di utente di medio periodo.
Cercherò di fare alcune riflessioni utili a vantaggio di coloro che stanno utilizzando già un G1 (o simili) o di chi si trova nel bel mezzo dell’indecisione se acquistare un cellulare android con altro sistema operativo.
Voglio iniziare da una piccola premessa: mi sono trovato ad utilizzare il mio G1 sia con il firmware aggiornato alla versione 1.5 (aka cupcake), sia col precedente vers. < 1.5.
La differenza sostanziale sta nella stabilità del sistema; lo evidenzio: S T A B I L I T A’ del sistema.
Cercherò di chiarire meglio. Il c.d. Android Market è zeppo pieno di apps gratuite e non; se è nostra intenzione di andare molto aldilà dell’uso delle apps basic dello smartphone, inevitabilmente col firmware 1.5 dovete mettere in conto l’instabilità del SO e la lentezza di risposta del telefono.
Ad es. io ho installato circa un’ottantina di applicativi, NESSUN home replacement (tipo aHome, Openhome o Dxtop) e con il G1 cupcake mi trovo benissimo.
Ho provato ad installare alcuni sostitutivi della schermata Home (e tanto per fare un po’ di pubblicità, per me il migliore rimane Dxtop, ma magari ci dedicherò in futuro un post apposito) e TUTTI rallentano il telefono.
Non è bello vedersi apparire il messaggio “Force close” ogni dieci minuti ….
Nella mia situazione (intesa come numero di apps installate) i tempi di latenza sono ampiamente sopportabili, le chiusure forzate molto rare e per velocizzare tutto e risparmiare anche batteria, uso uno dei tanti software disponibili (nello specifico uso TasKiller) che servono a “chiudere” i programmi in esecuzione. Molti utenti di palmari hanno compreso al volo il problema: molti PDA, G1 compreso, non riescono a “chiudere” effettivamente i programmi che si sono avviati; è come, per fare un paragone col vostro pc, se li riducessero nella barra di Windows: “mangiano” memoria e consumano potenza della batteria inutilmente. Con app del tipo TasKiller, la chiusura dei software è “effettiva”.
Da migliorare sicuramente è l’interfaccia Dialer; a meno che di dotarsi di una app specifica (Starcontact nel mio caso), quello di serie lascia un poco a desiderare.
L’uso da telefono (spesso agli amici dico che il G1 è un telefono fenomenale, un po’ meno quando devo telefonare però …) è a mio parere il vero tallone di Achille: scordatevi la prontezza e la velocità dei tempi che si ha con un Symbian o uno Smartphone WM!
Talune volte dalla pressione del tasto “Rispondi chiamata”, il telefono squilla ancora un paio di volte prima di sentire il vostro interlocutore.
Idem sulla composizione dei numeri. Manca l’immediatezza.
Per l’utilizzo delle interfacce col mondo Internet, SMS e posta elettronica (vi segnalo Touchdown della Nitrodesk per coloro che hanno l’esigenza di controllare le proprie emails su Server Exchange: il migliore, up to me!) Android non ha rivali.
Se siete utenti cinture nere di Google poi, il cambio con un telefonino android based è di obbligo.
Un aspetto preoccupante (in termini di relazione uomo/macchina) che dapprima non avevo mai provato è la c.d. “ansia da informazione”: sul G1 (e comunemente con tutto il mondo Blackberry), viene usata ampiamente la tecnologia push, il che significa che oltre a telefonate, MMS, SMS, vi arriveranno in tempo reale emails, aggiornamenti di sistema e tutte le notifiche collegate al mondo internet (per esempio dagli applicativi installati che riguardano Facebook piuttosto che Twitter).
Un notevole traffico di led che lampeggiano, notifiche sonore e vibrazioni, ma questo è il prezzo da pagare per la mobilità dell’informazione.
Sta a voi fare il rapporto costo/beneficio e… non dite che non vi avevo avvisati!!!

Enrico Letta a Valenza, con Massimo Mensi e Stefania Novello - 16 maggio 2009
In questo periodo di campagna elettorale, ho avuto modo di potermi confrontare su una varietà di tematiche con alcuni personaggi di rilievo politico e professionale.
Uno di questi è stato Enrico Letta con cui ho potuto discutere per un’oretta, face to face (eravamo nel corso di un trasferimento da una città ad un’altra), dai problemi di politica locale alla situazione nazionale, dalla campagna elettorale ai distretti industriali.
Ho potuto apprezzare la sua lucidità politica e chiarezza, il suo discorso (molto condiviso) su una politica costruita sui valori.
La curiosità in esclusiva cui accenno nel titolo del post, riguarda l’ultimo suo libro intitolato “Costruire una cattedrale. Perché l’Italia deve tornare a pensare in grande”; volevo riportarla qui, perché proprio qui più volte ho discusso di tecnologia e semplificazione della vita.
Ho chiesto all’On. Letta come era riuscito a scrivere un libro (me lo ero già chiesto tante volte con “quel grafomane” di Veltroni :O) e anche perché mi piacerebbe trovare un metodo, per scrivere tutti i miei progetti che ho in cantiere) tra i mille impegni che lo vedono protagonista. La risposta è stata inaspettata!
Il libro è stato scritto step by step, nei ritagli di tempo con il blackberry e riordinato ed articolato successivamente.
Enrico Letta è Geek! :O)
Da autentico geek, mi sono quasi commosso!!!
Riporto infine, sperando di stuzzicare la vostra curiosità, una sintesi che trovate su ibs.it (http://xrl.in/29zq):
“Due operai stanno ammucchiando mattoni lungo una strada. Passa un viandante che s’informa sulla natura del loro lavoro. Uno modestamente risponde: “Sto ammucchiando mattoni”. L’altro esclama: “Innalzo una cattedrale!”. Il primo degli operai descritti da Pietro Nenni in Parlamento, nel 1959, impila pietre: per sé e per guadagnarsi da vivere oggi. Il secondo fa esattamente lo stesso, ma sa di costruire qualcosa di grande per il futuro. Proprio il futuro è l’orizzonte di riferimento di chi contribuisce alla costruzione di una cattedrale. Un lavoro che costa fatica, non produce vantaggi personali immediati, ma rimarrà nei secoli. E la cattedrale si rivelerà tanto più solida e splendente quanto maggiore sarà la partecipazione della comunità alla sua realizzazione. Il nostro Paese ne è disseminato: opere dell’ingegno e dell’arte fatte in nome di un progetto alto e condiviso. Oggi è difficile anche solo immaginare qualcosa di simile. Che ne è stato di quell’ansia di futuro? Enrico Letta non ha dubbi: anche la crisi economica e sociale che stiamo vivendo è figlia del “presentismo”. Della tendenza a sacrificare all’utilità del momento ogni investimento nel futuro che richieda tempo, capacità, pazienza. L’Italia è ammalata di “presentismo” come e forse più degli altri Paesi avanzati. La politica riflette e amplifica questa malattia. Eppure, è questo il momento di ritrovare l’ambizione di realizzare progetti solidi e duraturi. La cattedrale può essere una risposta alla crisi.“
Buona lettura!

Android cupcake this morning!
Stamattina per colazione: Cupcake!
Molti avranno già capito che sto parlando del famigerato aggiornamento OTA del firmware dell’ HTC G1 che a inizio maggio doveva essere “spinto” da Google su tutti i telefonini android europei, firmware 1.5 conosciuto per l’appunto come Cupcake.
In realtà parte delle sue funzionalità erano già fruibili grazie a un gruppo ben nutrito di sviluppatori che in parallelo ed anticipatamente avevano già rese disponibili diverse apps che puntavano su alcune caratteristiche di Cupcake, soft keyboard (tastiera virtuale touch) per prima.
Innanzitutto ho subito cercato se era disponibile la localizzazione in italiano: non c’è, ma penso che la motivazione vada cercata nel fatto che il mio Htc è stato importato da Amburgo (Germania) e dunque con OS un po’ differente da quelli circolanti in Italia ora.
Per il resto, è stata una piacevole scoperta delle varie caratteristiche.
Il telefono mi appare un poco più veloce nelle varie transazioni e operazioni di caricamento di schermate; non la stessa percezione ho avuto invece con il boot che mi pare più lungo di diversi secondi.
Mi auguro che il nuovo firmware possa ottimizzare i consumi della batteria ma questa è un test che ad oggi dopo un solo giorno non riesco ancora a fare.
Migliorata la navigazione web all’interno del browser di default; i comandi mi paiono molto più comodi.
La noia è stata quella di dover upgradare tutte le apps installate alle versioni 1.5 compatibili. Per cui consiglio vivamente di procedere all’aggiornamento dell’OS e degli applicativi quando si ha del tempo libero e soprattutto una connessione wireless.
Migliorata graficamente l’interfaccia del calendario: da uno sfondo nero si è passato a un miglior leggibile (a mio parere) background bianco.
Aggiunto anche nativamente l’app (Camcorder) per poter utilizzare la fotocamera per girare dei video.
In più è apparso anche Google Talk (di cui personalmente non ne sentivo la mancanza).
Per il primo giorno è tutto! A voi la linea ed i commenti!
Ho letto con grande attenzione un bell’articolo sull’ultima newsletter del Personal Development Insights™ #12 del marzo 2009 a cura di Steve Pavlina che tratta con sintesi e chiarezza sul come (e perché?) trasformare le proprie passioni in professionalità, raccontando la propria esperienza personale.
L’intervento di Pavlina mi ha colpito particolarmente, sia per i contenuti sia per lo stile di narrazione dello stesso e soprattutto perché nel leggerlo, scorgevo in parallelo diversi punti in comune con la c.d. “teoria della creazione di valore” di Tsunesaburo Makiguchi e ai principi del Buddismo della SGI (www.sgi-italia.org) .
Prima di procedere all’analisi delle analogie tematiche e valoriali che ho rilevato, mi sembra dovuto presentare i due attori principali di questo post, non per un paragone fine a sé stesso ma per significare come da orizzonti differenti, si può convergere su temi e concetti specifici comuni:
Chi è Steve Pavlina?
Dal blog www.stevepavlina.com, apprendiamo che Steve è uno dei più famosi blogger al mondo nel campo del miglioramento personale e lifehacking; studioso di management, imprenditore di successo di una software house, praticante delle arti marziali, vegetariano vegan, teorico ed utilizzatore delle tecniche di sonno polifasico (http://xrl.in/1wg2). Un personaggio eclettico sicuramente!
Se digitiamo su Google il suo nome, alla data di pubblicazione del presente post, otteniamo ben 447.000 risultati… Tanto per avere un paragone, Luca Cordero di Montezemolo ne ottiene 141.000. Steve Pavlina è considerato un guru del lifehacking dai maggiori cultori di questa tematica.
Chi è Tsunesaburo Makiguchi?
Riporto dal sito ufficiale della SGI la storia di questo personaggio straordinario.
Giappone, 1930: Tsunesaburo Makiguchi, direttore di una scuola elementare, e Josei Toda, giovane insegnante, fondano una “Società educativa per la creazione di valore”, la Soka Kyoiku Gakkai.
Lo scopo è quello di diffondere idee innovative maturate in ambito pedagogico, alle quali Makiguchi aveva dedicato anni di lavoro e riflessione. Nel 1928 entrambi si erano convertiti al Buddismo di Nichiren Daishonin.
Dal loro proposito originario, promuovere una riforma dell’educazione scolastica che riuscisse a formare persone libere e realizzate, spostano l’attenzione sullo studio e la propagazione degli insegnamenti di Nichiren Daishonin, basati sul Sutra del Loto. Con l’allargamento dei propri orizzonti l’associazione diventa una vera e propria organizzazione religiosa che nel 1942 conterà circa 3.000 membri.
Con l’inizio della seconda guerra mondiale il governo militarista avvia una politica fortemente repressiva. In nome della pace e della sicurezza nazionale tutte le religioni sono costrette a unificarsi sotto l’egida dello Shintoismo, il culto legato all’imperatore, che diventa religione di stato. Makiguchi rifiuta il decreto governativo. Nel 1943 Makiguchi e Toda con altri leader dell’organizzazione vengono arrestati e incarcerati con l’accusa di blasfemia. Per Makiguchi, già anziano e di salute malferma, gli stenti del carcere sono fatali. Muore il 18 novembre 1944 all’età di 73 anni.
- Miglioramento personale, produttività, passione e Buddismo? Qui di seguito alcune brevi riflessioni di Pavlina che trovano affinità con la religione buddista, così come da me praticata nell’ambito della SGI.
Steve introduce nella sua newsletter una riflessione su come sia solito affermare che occorre fare ciò che si ama innanzitutto, per poi attendersi un ritorno anche in termini economici di guadagno, ammonendoci però che questa è solo una “parziale” verità: “That’s close to the truth, but it skips a few critical steps”.
E inizia ad argomentare: non è sufficiente amare ciò che si fa, ma occorre trasformare le proprie passioni in un qualcosa che possa creare vero valore.
Suggerisce di condividere ed offrire (inizialmente) gratuitamente i propri sforzi derivanti da questa passione professionalizzata (definiamola così) per poi procedere in una progressione a spirale dove a maggior valore (riconosciuto) del servizio equivale un maggior prezzo (richiedibile ed accettato).
Viene posta enfasi sul discorso dei feedback, ovvero del ritorno/scambio in un’ottica di miglioramento continuo e sul come non è possibile improvvisare in tema di competenze acquisite “Those middle steps usually require a lot of time and effort. It’s not that hard to think of something you enjoy doing. The hard part is taking years to really develop your interest into a serious skill set”.
La motivazione e il desiderio di creare del valore per le persone, vengono rappresentate come gli stimoli forti per Pavlina per trasformare la passione in professione e lavoro (cosa che mi ricorda molti discorsi di Daisaku Ikeda – discepolo di Makiguchi e Toda – quando appellandosi ai giovani chiede loro di trasformare concretamente i loro sogni e quando si parla nel buddismo della cosiddetta pratica per sé e per gli altri).
Per procedere oltre e consolidare la passione professionalizzata, Steve utilizza una frase in inglese del genere “you need to go a few steps beyond”: devi essere, nel senso di essere necessariamente, diversi passi oltre (mia interpretazione: oltre il livello normale, mediano).
Pavlina riporta un elenco di elementi cardine, che riporto con un breve commento e traduzione mia personale:
- Valorizza e fai leva sui tuoi talenti naturali: è possibile con la forza di volontà arrivare dovunque ma occorre focalizzare i propri sforzi sui talenti naturali. Anche in questo caso, il tema della volontà, del voler realizzare è ricorrente nel buddismo della SGI.
- Fai ciò che ami: i grandi esperti in qualche materia amano il loro lavoro.
- Impara dai migliori. Leggendo di seguito questo punto di Pavlina, la mente è corsa naturalmente al discorso del rapporto tra maestro e discepolo, tra mentore e allievo, molto cara al Presidente Ikeda.
- Condividi le tue conoscenze. Utilizza i tuoi talenti e le tue capacità personali per creare valore verso gli altri. Il ritorno che si otterrà servirà come stimolo per la crescita.
- Metti azione! Steve giustamente esemplificando fa notare che discutere di ciò che si ama non equivale a fare ciò che si ama! Se si vuole fare musica, occorrerà conseguentemente sedersi e iniziare a comporre qualcosa invece di fare mille altre cose … Chi come praticante buddista non conosce il “pratica e metti l’azione corretta”?
- Considera sempre la creazione del valore. Considera in ogni momento come poter traslare nella tua realtà quotidiana ciò che hai imparato.
Questa è solo una mia personalissima riflessione: e voi che ne pensate? Fatemi avere i vostri feedback!

Ricordo ancora quando (e quanto!) era impensabile immaginare un futuro (che poi si è concretizzato neanche così tanto tempo dopo) dove sarebbe stato possibile navigare (e lavorare) su Internet da dispositivi piccolissimi e compatti e con una facilità e usabilità come avviene oggi.
Allora non vi era una gran varietà di browser e personalizzazioni che l’utente poteva adottare a seconda delle proprie inclinazioni ed attività.
Il miglior web browser che abbia mai provato, secondo le mie personali opinioni (e usi) è senz’altro Mozilla Firefox e come è ben descritto sul sito http://www.mozillaitalia.it: le sue caratteristiche principali sono la facilità d’uso, l’ampia possibilità di personalizzazione, la sicurezza, la velocità e il supporto garantito agli utilizzatori. Firefox è un software multipiattaforma, in grado di funzionare sui sistemi operativi più diffusi (Windows, Linux, Mac OS X): se per lavoro, per studio o per svago si ha la necessità di dover utilizzare diverse piattaforme, il programma funzionerà allo stesso modo su tutti e tre i sistemi, eliminando la necessità di imparare a utilizzare ogni volta un software diverso. Firefox è software libero ed è utilizzabile liberamente da chiunque lo desideri.
Una delle più piacevoli scoperte che fa il neo utente di Firefox è la possibilità di una quasi illimitata personalizzazione del proprio navigatore con i c.d. componenti aggiuntivi o addons.
All’insegna della portabilità e della produttività, vi segnalo i miei addons preferiti, a cui cercherò di affiancare una piccola descrizione e classificazione sul loro uso.
Addons greatest hits:
Foxmarks: Per chi utilizza più pc e notebook: installare Foxmarks su ogni postazione permetterà di mantenere i propri segnalibri ed eventualmente le proprie password, sincronizzati automaticamente.
È anche possibile accedere al sito web my.foxmarks.com per gestire i propri segnalibri da qualsiasi computer.
Better Gcal: Per migliorare il proprio Google Calendar
Better Gmail: Per migliorare la propria casella di posta su Google
Ubiquity (Attenzione! Ancora in fase beta) Una sorta di ponte di comando verso il web! Ancora in fase sperimentale, attualmente può solo entusiasmare i geek, ma secondo me avrà degli interessanti sviluppi. Se si è disponibili ad imparare (velocemente) e modificare le proprie abitudini, questo addon permette di velocizzare diverse pratiche che diversamente richiederebbero più tempo e passaggi. Ad es. inviare una mail (attraverso il proprio account Gmail), con Ubiquity basta digitare un comando del tipo email (testo) to (destinatario). Nella fase stabile, riserverà delle belle sorprese per i fan del lifehacking.
GTDInbox: Trasforma la vostra Gmail in una potente macchina per il GTD (Getting things done), metodo inventato da D. Allen
Littlefox (tema) E’ un tema minimalista che consente di recuperare spazio sul display
Calculator bar: Una piccola calcolatrice sempre disponibile nel browser.
Gtranslate: Cittadini del web, cittadini del mondo. Con questa pratica utilità si può scegliere di tradurre un testo selezionato in una pagina web dall’inglese in ben nove lingue differenti e viceversa tramite Google Translate. Ottimo e pratico!
Customizegoogle: Ottimo strumento per la personalizzazione del mondo Google. Tra le altre cose elimina le inserzioni pubblicitarie da tutti i servizi di Google (incluso GMail), permette di filtrare pagine web (o interi domini o directory) dai risultati delle ricerche, modifica Google Immagini in modo che ogni anteprima punti direttamente all’immagine trovata (senza la pagina intermedia con il frame) e rende più sicura la connessione al servizio di posta GMail. Inoltre, permette di aggiungere dei link (opzionali) ai risultati delle ricerche di Google per cercare direttamente la stringa con altri motori di ricerca.
Gmail Manager: Per chi ha più identità con Gmail: l’addon permette di gestire molteplici account Gmail e di ricevere notifiche di nuova posta da ognuno degli account configurati. Visualizza i dettagli degli account inclusi i messaggi non ancora letti, le bozze salvate, i messaggi indesiderati, le etichette dei nuovi messaggi ricevuti, lo spazio utilizzato per ogni account e l’anteprima dei nuovi messaggi ricevuti.
Colorfultabs : Una nota di colore che aggiunge praticità al browser. Colora le diverse schede di navigazione (e molto altro ancora) rendendone più facile l’individuazione.
Downloadhelper: Consente di scaricare facilmente video ed elementi multimediali dai siti web.
Adblock plus. Stop agli elementi superflui, un addon indispensabile: filtra immagini, pubblicità, banner ed altri elementi “bloccabili” presenti sulle pagine.
Flashblock: Un altro indispensabile che ci consente di nascondere le animazioni in flash o eseguirle con un semplice clic. A beneficio della velocità di caricamento delle pagine web. Ottimo!
Timetracker : Per chi naviga con connessioni a pagamento, un tool per monitorare il tempo trascorso sul web.
Fullerscreen: Per sfruttare al massimo lo spazio disponibile del display. Ottimo ed immancabile per i netbook.
Fatemi sapere le vostre opinioni e i vostri suggerimenti!

... un'immagine eloquente!
In attesa di un nuovo post che tratterà dei metodi per abbandonare le dipendenze dal fumo di sigaretta, basato su un’esperienza personale, vi riporto un interessante articolo tratto dal sito www.lifehacker.com che riporta la Top10 dei metodi virtuosi da applicare nei periodi di crisi economico finanziaria.
Siccome mi pare che cada ad hoc con il periodo che stiamo vivendo, vi riporto i riferimenti URL: http://lifehacker.com/5133176/top-10-ways-to-save-money-in-a-recession ;
A detta di alcuni utenti, la proposta più interessante è la prima riportata che tratta di un miglior riuso degli oggetti.
L’elenco passa dalla diminuzione dei costi dedicati all’alimentazione, cosa peraltro già in uso e molto nota in Italia (la cosiddetta crisi della terza settimana), al contenimento dei costi per la telefonia mobile e la TV via cavo (che in Italia potrebbe significare taglio dei costi della tv satellitare o digitale a vantaggio della neo nata webTV).
Sull’argomento telefonia mobile, sto cercando di rendere fruibile qui sul blog, un motore di ricerca che aiuti i lettori a orientarsi alla ricerca della tariffa migliore: un grande aiuto nella giungla selvaggia delle opzioni dei vari careers.
Un suggerimento degno di nota è quello di tenere traccia delle spese che si fanno: un po’ come il c.d. Diario della dieta che alcuni alimentaristi consigliano di tenere.
Per la serie … un po’ di consapevolezza aiuta!
Vi indico allora un bel sito dove effettuare facilmente questo genere di tracking: http://www.buxfer.com (disponibile anche l’interfaccia italiana).
A presto!

Dopo il post dedicato a “Tecnologia e stress”, proseguo il tema e propongo una mia personalissima to-do list ispirata in parte dal e al sito http://zenhabits.net.
La parola d’ordine per questi steps è una sola: S-e-m-p-l-i-f-i-c-a-r-e!
Si lo so, semplificare è difficile, può sembrare paradossale!
Iniziamo allora con delle proposte che mi piacerebbe fossero commentate da voi, in base alla vostra esperienza di vita e di lavoro:
o Identifica e cerca di assumere la consapevolezza rispetto agli elementi stressanti della tua vita e, di conseguenza attenuali se non riesci ad evitarli.
o Elimina gli impegni non necessari! Di nuovo: semplifica, semplifica, semplifica e riduci le complessità a catene di elementi più semplici.
o Evita la dilatazione dei tempi e la non organizzazione: portano ritardi e stress. Stesse considerazioni per quella che io chiamo l’organizzazione compulsiva (che dite ci sta come definizione?): non cadere nel tranello di trovare una casella per ogni cosa. Passa semmai “dal dettaglio, al generale”; spesso si tende a riordinare maniacalmente ciò che è o ci sembra in disordine, per mettere ordine alle nostre confusioni interne!
o Evita di cadere nella trappola del perfezionismo assoluto: non possiamo controllare sempre tutto ed avere il controllo totale della situazione. Ricordati: We are not the Master of the Universe! L’imperfezione è nella Natura!
o Evita il Multitasking: solo linux è veramente un multitasking funzionale! Questa affermazione non vuole riportare in auge l’eterno dibattito fra i sostenitori e i detrattori del multitasking ovvero se sia meglio fare una cosa per volta piuttosto che lanciarsi in diverse e contemporanee attività parallele. Vi voglio citare una mia (se vista dall’esterno…) divertente esperienza in tema con questo punto. Un giorno, dietro consiglio di un caro amico, decido di approcciarmi al network di LinkedIn. A parte il mio personale giudizio sulla sua web usability che non è del tutto positivo, inizio a effettuare le operazioni di iscrizione al sito mentre in contemporanea stavo:
o telefonando a un collega di lavoro;
o lanciando messaggi non verbali al mio vicino di ufficio che stava gesticolando davanti a me;
o osservando il contatore della posta elettronica che mi indicava degli elementi in arrivo;
o leggendo alcuni punti dal mio block notes.
Il risultato è stato che ho portato a termine l’iscrizione al sito con successo ma, piccolo e non trascurabile particolare, avevo dato il mio consenso (inconsapevolmente) al “prelievo coatto” di tutti i miei contatti email da Outlook: ciò si è tradotto nell’invio di circa un migliaio di email a persone a cui probabilmente non l’avrei mai mandata (ho un’agenda unica sia per i contatti di lavoro, sia per quelli personali forse meno interessati a un discorso professionale come LinkedIn propone). Da allora cerco come buona prassi di cancellare periodicamente i contatti ormai in “disuso e obsoleti” e di ridurre le mie attività in multitasking, facendo tesoro di quanto capitatomi…
o Non disperdere le energie in mille rivoli: concentrare il focus! Su questo voglio indirizzare la vostra attenzione a questo bel post http://www.strategievincenti.net/vivi-secondo-il-principio-di-pareto
o Evitare le persone negative. Attenzione! Questo non significa vivere circondati solo da persone accondiscendenti o non porsi a confronto con gli altri. Significa solo di fare attenzione e non frequentare quelle persone “che assorbono e influenzano la nostra positività”. La lingua giapponese utilizzerebbe un ideogramma per indicarli che significherebbe “ladri di vita”.
o Utilizza il Reframing. Solo questo punto meriterebbe un post a parte! Chi magari ricorre alla PNL o alle tecniche proposte ad es. da Anthony Robbins, sa già di cosa si tratta.
Letteralmente significa ricontestualizzare, creare una “cornice” diversa rispetto a una determinata situazione o accadimento.
Il buddismo dice ad esempio che in sé ogni cosa non è solamente negativa o positiva. Siamo noi ogni volta a far prevalere un determinato aspetto. Il vedere sempre il lato “nero” delle cose è solamente un punto di vista, una abitudine … inutile e non produttiva che crea dei fastidiosi elementi di influenza e di stress! Ribaltiamo le nostre visioni negative in positive; creiamo gradualmente un nuovo modo di affrontare la vita.
Per approfondire questo tema, vi consiglio anche di vedere “la profezia che si auto avvera” o il c.d. “effetto Rosenthal”, elementi molto noti nelle scienze sociali. Alcuni link esplicativi: http://www.ilmiopsicologo.it/pagine/come_le_nostre_aspettative_influenzano_le_relazioni_con_gli_altri_l_effetto_pigmalione.aspx http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Pigmalione http://it.wikipedia.org/wiki/Profezia_che_si_autoavvera
o Aiuta gli altri! È gratificante ed attiva delle sensazione di benessere, oltre a contribuire al cambiamento positivo della società in cui viviamo.
o Cerca delle pause, anche piccole, (qualche nanosecondo???) nell’arco della giornata; l’importante è che siano veramente degli stacchi da ciò in cui siamo immersi. Ugualmente per quanto difficile possa essere, tornato a casa, dedicati ad altro che non sia il lavoro: staccare i cellulari e spegnere i PDA è già un buon inizio.
o Rallenta… take it easy …
Qui vi voglio raccontare un episodio accadutomi lo scorso anno, non molto piacevole ma dal quale ho tratto un monito per il ritmo della mia vita.
Il prologo doveroso è quello di inquadrare il tutto nel periodo maggiormente stressante della mia vita, in cui mi sono sentito a rischio di overburning che tradotto con qualche francesismo significa che non ne potevo più: erano mesi di continui stress fisici e di pressioni psicologiche dovute a tempi sempre più compressi, riunioni a ciclo continuo, pranzi a base di toast e cene in pizzeria (fortunatamente è da diversi anni che non fumo …) , scompensazioni tra ritmi del sonno e dell’attività.
Un bel quadretto insomma … con questo scenario, mi trovo ad una riunione serale e, improvvisamente il mio corpo inizia a lanciarmi dei segnali: tachicardia.
Una tale sensazione non l’ho mai provata. Impallidito, il cuore mi batteva talmente forte da non riuscire a respirare e mi trovavo a dover tossire per far entrare un po’ d’aria nel mio corpo. Questa aritmia cardiaca è durata più di trenta lunghissimi e fottutissimi minuti che mi apparivano una eternità, durante la quale inevitabilmente il mio pensiero correva alla mia piccola figlia appena arrivata.
Da un punto di vista medico si è trattato di un attacco di tachicardia parossistica e, senza voler entrare nel merito della disamina delle varie cause e concause, vi posso assicurare che da allora cerco sempre di pormi poche priorità e di agire in base ad esse, senza forzare (o meglio, senza rincorrere a forza) i tempi. Taking it easy, per l’appunto …
o Usa compassione: nel senso buddista del termine; con passione; condivisione.
L’ideogramma cinese della compassione si compone di un simbolo che significa cuore, sopra dei legacci che si sciolgono. La compassione è la virtù che permette al cuore la massima espansione.
Nel Buddismo, la compassione viene definita jihi.
Il significato di jihi è quello di togliere sofferenza e dare felicità.
Nelle lingue occidentali, italiano compreso, il termine compassione viene di solito usato per indicare sentimenti come la la pietà o la commiserazione.
La compassione buddista va oltre questo significato: il carattere ji indica la vera amicizia, il puro amore dei genitori e la simpatia mentre hi contiene in sè l’idea di pietà e preoccupazione per le sofferenze altrui.
o Sii flessibile. Ed intendo quello stato mentale che ci permette di saper dare uno strappo alle regole, quando è funzionale per la propria vita e per il momento in cui ci troviamo, senza remore o rimorsi.
E per chiudere, fuori elenco, i basics (che ammettiamolo è un modo cool per definire le cose lapalissiane!): cerca di condurre una alimentazione corretta con un po’ di esercizio fisico. Mens sana in corpore sano, dicevano a ragione i latini!!!
Il mio primo computer ... sembrava l'era della pietra!!!
Ricordo quasi con nostalgia il mio primo computer, un CBM 4032, vecchia gloria e antesignano dei moderni PC .
Ricordo ancora la proposta di mio padre nel lontano 1982 “Vuoi un computer oppure preferisci il motorino?”
Molti avrebbero risposto diversamente, ma già allora sentivo forte la curiosità per la nuova tecnologia.
Seguì molti anni dopo un PDA, uno Psion 3 a che mi costò un occhio della testa!

il mio primo PDA, un glorioso Psion 3a
Questi due ricordi evidenziano due realtà:
1) Sto invecchiando!
2) Posso definirmi un precursore per quanto riguarda le nuove tecnologie.
Ho vissuto un ciclo di evoluzione del mio essere “geek” (http://it.wikipedia.org/wiki/Geek) che è partito in lenta progressione (parallela all’allora sviluppo delle tecnologie) per arrivare ad un apice alcuni anni or sono, in cui tanto per citare un mio carissimo amico e collega (Giacomo, il quale mi prende in giro amabilmente ancora oggi), “… segnati quest’appuntamento Massimo, si vai, adesso te lo segni sul computer, poi beep, lo spostiamo sull’agenda, si beep beep lo riportiamo sul telefonino beep ..hai perso tutti i dati..beep beep..” (si riferiva ai segnali di sincronizzazione dei vari apparati che usavo).
A parte gli sketch con Giacomo in cui ci rinfacciavamo a vicenda il fatto che lui usava i piccioni viaggiatori ed io le email, il risultato sulla mia vita quotidiana era riassumibile con una scala da 0 a 100:
- Comodità 100
- Praticità 50 (riducibile a un tragico meno 30 quando dovevo appuntarmi elementi che andavano oltre la riga di testo scritto!!!)
- Ansia e stress 100 (era una continua sincronizzazione o creazione di backup: ricordate tutti l’ansia di vedersi spazzata via tutta l’agenda con duemila contatti?)
- Organizzazione 100 (tutto era molto ben ordinato e organizzato, una gran figata per un “ossessivo compensato” come me!)
Insomma il bilancio tra gli aspetti positivi e quelli negativi poteva assestarsi su uno zero virtuale … un po’ pochino … ma come si suol dire, mi sono creato una gran esperienza sul campo che mi ha permesso poi successivamente di fare il beta tester per alcune tra le più grandi e conosciute case di software internazionali per PDA (lavoro svolto con gran passione e poca remunerazione, essendo praticamente un lavoro da volontario!) e di tradurre le interfacce di un gran numero di software in italiano.
Oggi ho adottato un mix di soluzioni di “life automation” che definirei con alcuni aggettivi: “light, creative and 2.0 oriented”.
Cercherò di spiegarmi e di dare alcune indicazioni.
Light, perché ho deciso di privilegiare soluzioni “leggere” sia in termini di peso oggettivamente fisico (la possiamo definire “portabilità” o “usabilità”?), ma anche “leggere” in termini di impegno di esborso economico e di impegno “mentale”.
Ho deciso di pormi come imperativo l’ottimizzazione delle mie risorse fisiche, psicologiche e di tempo, a vantaggio del miglioramento della qualità della vita.
Creative, perché penso che “creatività = innovazione” e sia alla base di gran parte delle cose che mi tocca affrontare nella vita e spesso con un piccolo sforzo di ingegno e una gran curiosità si arriva veramente dappertutto (nel senso di riuscire a dare risposte, con senso, a tutto o quasi …)
2.0 Oriented, perché oggi con la diffusione e l’accesso sempre più semplice a Internet si possono contemplare soluzioni tecniche fino solo a un paio di anni fa non possibili e inimmaginabili.
Ed ora, ecco il mio equipaggiamento e toolbox :
- Pendrive (con funzioni di storage, capacità almeno 4 Gb) o in sostituzione se siete amanti della musica, un bel lettore/pendrive mp3
- Netbook (linux OS) http://it.wikipedia.org/wiki/Netbook , semplice, economico (a partire da poco più di 250€), tempi di accensione sui 20/30 secondi al massimo, interfacciabile con qualsiasi cosa; softwares gratuiti.
- Smartphone versione minimal (personalmente mi trovo meglio con soluzioni windows mobile ma sono molto curioso di provare i recenti cellulari linux based) con cui tenere una “copia” molto portatile della mia voluminosa agenda. Purtroppo per lavoro, devo sempre avere accesso alla mia agenda personale e questo rappresenta la soluzione più portabile e facilmente consultabile.
- Block notes (dimensioni che personalmente eviterei: le micro o le large) e due matite (una rossa per le evidenziazioni e una nera con gomma da cancellare). Sono i tools più veloci, pratici, leggeri per ogni tipo di registrazione (che poi deciderò se passare su supporto informatico o mantenere come semplice appunto o come scheda da conservare)
Tools per me essenziali:
- Google tools (partendo da Gmail, Google docs fino all’ormai indispensabile Google Calendar)
- Google calendar sync (è un piccolo software che mi permette di sincronizzare l’agenda che gestisco in ufficio con il mio account personale di Google Calendar)
- Goosync (software gratuito con cui sono in grado di sincronizzare la mia agenda “esterna” collocata su Google con il calendario del telefonino)
- Rememberthemilk.com : sito attraverso il quale si possono gestire con estrema facilità todolist, tasks, ecc., inseribile inoltre con facilità sul proprio calendario di Google. L’aggiornamento si può fare direttamente online via web o attraverso l’invio di email a un indirizzo riservato solo ed unicamente al proprio account!
- Adrive.com : soluzione di storage online di ben 50 Gb completamente gratuito (utilizzabile per avere un “clone” virtuale sul web della propria pendrive o per avere sempre raggiungibile da ovunque i propri documenti)
- Spb wallet: unica soluzione “a pagamento” ma la trovo la più completa, sicura ed interfacciabile che adempie egregiamente alla sua funzione di password storage. Unico neo, il fatto di essere solo windows oriented, versione desktop e mobile. No linux solution! Sigh, sigh.
Privilegio poi soluzioni che non siano il c.d. “All in one”; ho esperienze bruttissime in tal senso: se si blocca il telefonino – pda – mp3 – navigatore, non potrò usare né il telefono, né il navigatore, né il PDA, né l’mp3 e se non ti trovi vicino a casa, questo potrebbe essere un gran bel problema…..
Nell’ambito dell’organizzazione ho poi un sistema personale di archiviazione (sulla falsa riga della GTD ma molto più semplificata) e utilizzo spesso le mappe mentali di Buzan.
Ma forse di questo ne riparleremo in un altro post.
E le vostre esperienze/soluzioni quali sono?

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