Trenitalia? Sì, solo se non pago il biglietto!

Ieri ho provato dopo molto tempo a fare un viaggio utilizzando Trenitalia, crogiolandomi nell’illusione che poteva essere un viaggio del tipo di quelli che si vedono qui.

Mi sembrava comodo, economico e sensato: dovevo andare a Genova per lavoro e mi è sembrata un’ottima idea.

Ho invece compreso che il treno viene utilizzato solo da:

– turisti ignari

– pendolari (che hanno la mia massima ammirazione)

– furfanti che non pagano il biglietto.

Mentre il viaggio di andata è stato perfetto (dove perfetto indica che il treno è arrivato semplicemente in orario e il treno era mediamente pulito), per quello di ritorno posso registrare nel “mio diario di bordo”:

– un ritardo di 159 minuti

– una Stazione ai limiti dell’indecenza in termini di condizioni igieniche

– lavori in corso nella Stazione di Genova Piazza Principe nella più assoluta noncuranza dei viaggiatori (cavi che penzolavano da tutte le parti, operai che lucidavano e fresavano le pareti provocando nubi di polveri che innondavano i fruitori del servizio);

– più di un portoghese, non nel senso di appartenenza geografica del termine, che si dava un gran da fare a distribuire dei biglietti con cui chiedere soldi in questa maniera.

… e intanto imprese come Arenaways falliscono.

Secondo voi, per il prossimo viaggio, quale mezzo di trasporto sceglierò?

Senza titolo

Che tu possa avere il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle!

Dal film

“Blow”

Marketing emozionale

Nulla di particolare. Ho trovato questo, segnalato da un amico biker sul forum di Triumphchepassione .

Mi è piaciuto. A tal punto da volerlo condividere sul mio blog.

Si tratta di uno spot ispirato a una vicenda realmente accaduta. Pezzi di vita che hanno ispirato questo video di marketing. Marketing emozionale?

Ditemelo voi. Buona visione!

Formula vincente nel marketing? La mia esperienza personale con Holeshotmoto

Possono esserci delle formule matematiche per decretare un caso di successo in ambito marketing?

Non ho molte certezze,  ma vi voglio raccontare una piacevole esperienza da utente di un e-store.

Ho da poco acquistato un motociclo ed essendo uno di quei mezzi di trasporto che hanno un forte contenuto, definiamolo simbolico, mi sono ritrovato immediatamente a far parte di una nuova tribù (sociologicamente parlando), un po’ come capita a chi acquista una Harley Davidson, tanto per esemplificare con un brand arcinoto.

 

Una tribù ...

Una tribù ...

 

Il meccanismo di identificazione con il mondo motobiker, è senz’altro uno tra i più rapidi e “contagioso”. E il mondo Internet aiuta molto in questo meccanismo. Ora, tutta questa premessa per dire che ho iniziato collateralmente all’acquisto a vagare per i mari infiniti del web 2.0 alla ricerca di “conoscenza”, luoghi non luoghi dove ascoltare, apprendere e anche dove acquistare e cosa acquistare.

Ho così scoperto un forum di utenti  dove ho iniziato a scambiare quattro chiacchiere, conoscendo altri appassionati di moto e del brand specifico.

Dovendo poi comprare alcuni accessori e attrezzi utili, ho iniziato a fare shopping comparison, sia utilizzando i motori presenti sul web, sia facendomelo un po’ manualmente, confrontando i vari prezzi degli e-store con quelli su Ebay.

Nel mezzo di questa attività (consentitemi una nota personale ad una persona speciale che si merita tutti i miei ringraziamenti per la pazienza, la mia zavorrina.. ops mia moglie: grazie Bia!), ho avuto modo di conoscere Guido aka Evert76, titolare della Holeshotmoto, e-store sui generis (nota: il sito è under construction) che mi ha colpito per due motivi:

– per l’utilizzo (non diffuso per l’e-commerce) di una piattaforma wiki per “vendere”;

– per la persona;

 

Il sito web, a mio personale parere, non rende giustizia all’imprenditore che lo ha ideato e spero che la fase di restyling si chiuda con successo e presto, invitando a ripensare se la piattaforma wiki è la scelta più giusta rispetto agli obiettivi aziendali. Forse manca un vero e proprio piano di marketing, che aiuterebbe anche le attività di promozione sul web (un po’ social, ma poco “pragmatiche”).

L’imprenditore, invece, è fortissimo: molto attivo sul forum specifico (e vorrei che questa visibilità ci fosse e fosse percepita anche all’esterno, nel mare magnum del web), competente e soprattutto disponibile.

Si direbbe in realtà ben poco, affermando che Guido è orientato al cliente: ciò che si percepisce, conoscendolo e frequentando il forum, è quell’ingrediente magico che occorre per la formula vincente (se esistesse mai) cui ci si riferiva nel titolo: la passione, il cuore.

Auguro a http://www.holeshotmoto.it tante miglia al vento sul Web e invito i miei amici a visitarlo!

Guido come imprenditore ha dimostrato di metterci cuore e passione e saprà senz’altro consigliarvi il meglio per le vostre esigenze da centauro.

Brand reputation, il marketing e il controllo che non c’è!

Brand reputation?

Brand reputation: come demolirla

Oggi mi sono chiesto che senso ha per un brand investire milioni di euro in massiccie operazioni di marketing, utilizzando anche testimonial importanti e poi affidare a call center esterni l’attività di procacciamento di contratti senza, evidentemente, porre in essere attività di controllo o quanto meno di “ascolto”.

Scrivo evidentemente perchè ho avuto una spiacevolissima esperienza in tal senso, molto simile a quello che si può leggere qui.

Dopo aver cercato di declinare un’offerta commerciale avente come oggetto il cambio dell’operatore di telefonia fissa e ADSL, insospettito dalla richiesta dell’operatore del call center del codice necessario per la trasmigrazione della linea (che si trova sulla bolletta telefonica), mentre parlo con l’operatore, la linea “viene tagliata”.

Nel frattempo, mia moglie (che è stata colei che ha ricevuto la prima chiamata dal call center e che ha passato la palla al sottoscritto, essendo io il titolare dell’utenza fissa) mi telefona per comunicarmi che era stata ricontattata dal call center, il quale la informava che il marito aveva prestato il proprio consenso al cambio di operatore!

In quel preciso momento, ho perso la mia proverbiale e riconosciuta pazienza, senonchè ho trovato anche una responsabile di call center (devo riconoscerlo!)  dotata di un certo “pelo”, la quale mi richiamava per dirmi che mi avrebbe inviato copia del contratto via email e che necessitava di conoscere il mio nome, per educazione ….

Declino e lei insiste, declino ed insiste. Alzo di un paio di ottave il tono di voce, la responsabile cerca di buttarla sull’educazione e altri giudizi che nulla riguardano l’offerta commerciale.Da notare che in tutto questo, puntava ad avere comunque quei dati minimi per impostare un pre-contratto e che ovviamente io non le ho dato.

Seguono altre due telefonate sulla stessa impostazione. Alla terza, non ho più risposto.

Devo confessare che talune volte ho pensato di cambiare operatore telefonico, ma questa esperienza mi ha fatto passare anche la minima intenzione, oltre ad avere ora una pessima opinione su questo career di telefonia.

Vengono posti dei controlli sulle attività di raccolta contratti da parte dei call centers?

Viene posta in essere una attività di ascolto del web da parte degli utenti, a parte i canali “tradizionali” via sito web dell’azienda?A giudicare da quello che ho trovato sulla rete con una semplicissima ricerca, direi proprio di no!

Voi che ne pensate?

Quanto è prezioso il nostro tempo?

 

Tempo: quanto ne investiamo o ne sprechiamo?

Tempo: quanto ne investiamo o ne sprechiamo?

 

Oggi ricevendo la newletter di Steve Pavlina, ho deciso di getto di condividere con voi, una preziosa riflessione sulla gestione del tempo: quanto tempo perdiamo? Quanto tempo investiamo in cose più o meno importanti? Che valore diamo al tempo, unica risorsa non riproducibile nella nostra vita?

Grazie Steve!

Di seguito un’estratto dalla newsletter Personal Development Insights #32 che può essere preziosa per ognuno di noi per farsi “due conti” sul proprio Time life balance e trarne le conseguenze.

 

“Are You Wasting Your Precious Life?

Let me share with you a simple perspective shift that can help you clarify your priorities in life.

You may spend time on a variety of different activities in the course of a day. Some of these will only take up small slices of time, like 15 or 30 minutes. However, over the course of a year or longer, these small slices can really add up.

Here’s a little table showing how many 8-hour days you’ll devote to certain activities over the course of 1, 5, and 50 years based on how much time you devote to them in an average day. Eight hours is a typical workday for many people, so this will give you an idea of how much “work” you’re investing in these tasks over time.

Per Day Per Year Per 5 Years Per 50 Years
10 min 7.6 days 38 days 380 days
15 min 11 days 57 days 570 days
30 min 23 days 114 days 1,141 days
1 hour 46 days 228 days 2,281 days
2 hours 91 days 456 days 4,563 days

For example, if you average 30 minutes per day processing email, you’ll spend the equivalent of 23 8-hour days processing email this year. That’s equivalent to 4.6 weeks if you worked 40 hours per week. This means that you’re investing more than one full working month out of each year, just processing email. And over the course of 50 years, you’ll spend the equivalent of 4.6 working years doing nothing but processing email (assuming 50 work weeks per year at 40 hours per week).

And how easy is it to spend 30 minutes or more per day on email?

If this jolts you a bit, then it’s time to reassess how you’re investing your time. Do you really want to spend the equivalent of several years out of your life processing email? Checking Facebook? Watching TV? Would you deliberately dedicate 5-10 years of your life to any of those activities?

Having a long time perspective can sharpen your daily decisions. Wasting 15 minutes here and there may not seem like a big deal, but if you get into the habit of doing this every day, it means you’ll waste the equivalent of 2.3 years of your life over the next 50 years. Do you really think it’s wise to discard all that time as worthless?”


I vostri pensieri, in condivisione, sono graditi: che ne pensate allora?

Improvvisazione?

L'improvvisazione può essere un valore aggiunto, ma solo a teatro!

L'improvvisazione può essere un valore aggiunto, ma solo a teatro!

Negli scorsi giorni mi è capitato di ascoltare uno spot pubblicitario radiofonico molto accattivante, ben confezionato, avente come tema centrale la vendita di prodotti da agricoltura biologica e biodinamica nella provincia in cui abito.

Nello spot, si evidenziava come era possibile effettuare la spesa di prodotti bio attraverso il sito internet dell’azienda, nello specifico, una società cooperativa di bioagricoltura.

Subito mi si è accesa una lampadina e mi è balzato subito in mente, un servizio di cui avevo sentito parlare da alcuni amici romani: Magior Domus (fantastico!)

Ecco, avevo udito le parole magiche: prodotti biologici, biodinamica, acquisto via internet, consegna a domicilio!

P – E – R – F – E – T – T – O ! La magia del marketing aveva funzionato e aveva attivato la mia propensione all’acquisto, creando una aspettativa alta.

Ed ecco lì il tallone di Achille: l’aspettativa! Alta e aggiungo, assolutamente legittima.

Cosa è accaduto invece?

Digito immediatamente l’URL (abbastanza facile da ricordare peraltro, cosa non comunissima da inserire in un promo radiofonico) e mi ritrovo con un sito web che mi ricorda molto i siti che si vedevano nella comunità di geocities  anni or sono, costruiti con Frontpage … grafica elementare (troppo elementare direi), scoordinamento di testi – font – immagini, sezioni del sito non eterogenee.

Approccio all’acquisto molto più ostico. Usabilità vicino allo zero. Aspettativa frantumata contro un muro …

La sezione dell’e – commerce (probabilmente) con un database vuoto (o ancora da compilare), privo di immagini, descrizioni e … prezzi!  Si, prezzi!

L’unico modo per ordinare, pare essere attraverso i recapiti forniti nel sito (Contattaci!) e con l’ausilio di un listino messo online (un bel copia e incolla di un foglio excell).

Ultimo ma non ultimo: l’aggiornamento … alcune foto messe circa una decina di giorni fa e gli auguri di buon natale e felice anno nuovo (data rilevamento 25.01.11).

Viene fatto poi un rimando ai social network di cui vengono riportati i loghi, che rimangono però dei semplici tasti grafici senza collegamenti ipertestuali.

Unica scusante concedibile: attivarsi in fretta e furia per cogliere il periodo delle festività natalizie e per coordinarsi col piano promozionale radiofonico natalizio …

Però … I miei però sono essenzialmente riflessioni di buon senso, più che di marketing: la fretta è una cattiva consigliera e lo sfasamento del piano di marketing con la realizzazione di un sito web funzionante, porterà sicuramente in una fascia di possibile clientela, un boomerang negativo.

Il design, la progettazione e i  contenuti web, a mio parere dovrebbero essere studiati molto più accuratamente, soprattutto se è su questo mezzo di vendita (il canale internet) che si vuole centrare parte dell’attività imprenditoriale.

L’iniziativa è assolutamente lodevole e faccio loro i miei migliori auguri di concretizzare in breve dei risultati positivi: ma anche il marketing al pari di altre fasi importanti della gestione di un’azienda, richiede tempi e riflessioni proprie, dove non si può improvvisare.

Quale consigli dareste loro per “correre ai ripari”? Come porre rimedio a questa discrasia tra percezione, aspettativa e la realtà del sito?

Avete riscontrato esperienze analoghe che volete condividere?

Aspetto i vostri commenti.

Storia di un amore finito: Buxfer ed io!

Ci eravamo tanto amati ...

Ci eravamo tanto amati ...

Era il mio tool per il financial management preferito, utilizzabile via web, anche in versione mobile, gestibile anche attraverso una semplice app per l’iPhone (che ora non appare neanche più nello store) e, non ultimo la possibilità di utilizzare dei comandi stringa via email incredibilmente comodi da inviare con qualsiasi smartphone, ebbene nonostante tutte queste caratteristiche che lo rendevano assolutamente flessibile, ho dovuto arrendermi all’evidenza dei fatti.

Si rumoreggia nel web che gli sviluppatori di Buxfer abbiano preferito dedicarsi a Facebook e che ad oggi la piattaforma è lasciata in balia di  sé stessa.

Strana politica di marketing! Buxfer vantava un numero davvero alto di estimatori e fruitori (non ho dati precisi in mio possesso), ma evidentemente non tali da giustificare un investimento in termini di sviluppo del servizio.

Peccato.

La mia decisione è giunta dopo aver approfondito un po’ lo status dell’arte di Buxfer e devo dire che a giudicare dai cinguettii che si trovano ad esempio qui le notizie non sono tra le più confortanti. Lo stesso, in rete, non pare si trovino evidenze recenti sul tema. Le ultime risalgono a un paio di anni fa. Poi sembra essere scesa l’oscurità!

Senza perdermi d’animo ho trovato quella che ad oggi mi sembra una validissima alternativa, che risponde al nome di Clearcheckbook.

Una nuova e valida alternativa!

Una nuova e valida alternativa!

Interfaccia italiana, doppio accesso web (mobile e per la navigazione da pc), app dedicata per smartphone (per ora apple, palm e android: per gli amanti del Blackberry temo che i tempi saranno piuttosto lunghi per il porting su questa piattaforma), funzionalità base gratuite (e direi che sono più che sufficienti per l’utente principiante) con possibilità di avere a poco più di 40 dollari l’accesso premium.

Un aspetto interessante è il cosidetto clearcheckbot che vi permetterà attraverso dei semplici comandi l’interazione con un bot che aggiornerà i vostri conti e vi permetterà di effettuare delle query. Impressionante l’utilizzo attraverso Google Talk. Da consigliare agli utenti Blackberry che non dispongono ancora di un’applicazione apposita. Tra l’altro Gtalk è una BB app gratuita.

Da non dimenticare la possibilità di impostare limiti, allerte, transazioni ricorrenti, categorizzazioni per le entrate e le uscite e l’import/export dei dati nei formati più diffusi tra i financial tracker.

A me sono bastati tre click per importare tutte le transazioni da Buxfer a Clearcheckbook e altrettanti ve ne basteranno se possedete un conto online del tipo Fineco che permette l’archiviazione dei movimenti fatti su files.

Come web – applicativo mi sembra molto utile e semplice,  sia da impostare e sia da utilizzare.

L’applicazione che ho installato sull’iPhone è a dir poco elementare e pratica!

Sono rimasto positivamente impressionato!

Un’altra piattaforma, per chi volesse sperimentare ulteriormente, può essere rappresentata da www.moneystrands.com che però mi pare meno attrattivo e più confuso nella sua interfaccia.

Per “tenere di conto”, preferisco avere un’interfaccia “pulita” e ben organizzata: non mi serve avere sotto occhio i suggerimenti per gli acquisti o le proposte dei vari partner del sito. Oltremodo il sito, pur riconoscendo anche ad esso una certa elasticità e semplicità nell’uso, è molto “americanizzato” nella sua struttura (Ps. non è disponibile la lingua italiana, al momento).

Moneystrands

Moneystrands, made in USA.

Allo stato attuale, Moneystrands mi pare l’unico che possa competere con Clearcheckbook: vi invito dunque a provarli e a misurarli rispetto alle vostre esigenze.  Se avete bisogno di una mano, contattatemi!

Che ne pensate allora? Aspetto di leggere i vostri commenti.

Voci precedenti più vecchie

Pay attention!

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